Ilva: CasaPound, nazionalizzare e bonificare a spese dei Riva

30 11 2012

Roma, 30 novembre – ‘’L’Ilva va nazionalizzata, bonificata a spese della famiglia Riva e riportata man mano alla completa efficienza su basi di sostenibilità ambientale. Il tutto senza interrompere la continuità produttiva che per un’azienda come quella di Taranto significherebbe morte certa’’. Lo afferma in una nota il vicepresidente di CasaPound Italia, Simone Di Stefano, sottolineando che, se ’’la chiusura tout court dello stabilimento comporterebbe una inaccettabile perdita di posti di lavoro, 20mila in tutta Italia, e l’uscita definitiva del paese dalla siderurgia, affidare il risanamento ambientale all’attuale proprietà si è già dimostrata una scelta fallimentare e non può in alcun modo essere replicata. Allo Stato – aggiunge Di Stefano – non resta dunque che rientrare in possesso dello stabilimento e assumere il diretto controllo del risanamento. E se le casse dei Riva sono già state svuotate, poco male: a inseguire i capitali all’estero ci penserà la magistratura, ma l’opera di bonifica si può certamente autofinanziare con la produzione della seconda azienda siderurgica d’Europa, una volta che la si è confiscata’’.





Ilva-Alcoa: l’Italia non si spegne!

11 10 2012





ILVA: CASAPOUND ITALIA, L’INDUSTRIA ITALIANA NON SI SPEGNE PER I DIKTAT DELLA MAGISTRATURA

8 10 2012

Dossier dimostra che stabilimento è in regola con emissioni, inaccettabile la perdita di 60mila posti di lavoro

Roma, 8 ottobre – ”L’ultimatum della magistratura pugliese per lo spegnimento dello stabilimento siderurgico dell’Ilva entro 5 giorni è inaccettabile”. Lo afferma in una nota il vicepresidente di CasaPound Italia, Simone Di Stefano, sottolineando che ”la decisione causerà la perdita immediata di 50/60.000 posti di lavoro (Taranto e Genova e Novi Ligure che da Taranto dipendono per le forniture di materia prima), l’uscita definitiva del paese dalla siderurgia e un danno rilevante per il nostro settore industriale trainante, la meccanica”.

”Abbiamo elaborato un primo dossier su Ilva-Taranto – aggiunge Di Stefano – esaminando i dati tecnici riportati nelle perizie e negli stessi documenti giudiziari, da cui appare chiarissimo, perchè indicato negli stessi documenti giudiziari, che lo stabilimento siderurgico è in regola con le emissioni. La stessa direttiva europea 2004/107/CE che dovrebbe portare ‘fuori norma’ lo stabilimento al 31/12/2012 chiarisce puntualmente di non essere una ‘norma’ ma una semplice raccomandazione, ribadendo che la sua applicazione non deve portare a chiusure di stabilimenti o a spese sproporzionate”.

”Ribadendo la nostra solidarietà alle maestranze di Taranto, di Genova e di Novi Ligure – conclude il vicepresidente di Cpi – ci batteremo con ogni mezzo in nostro possesso per evitare altre decine di migliaia di disoccupati e un altro colpo mortale all’economia della nazione, di cui andranno ad avvantaggiarsi i concorrenti europei ed asiatici. Nessuna vertenza deve prevedere la chiusura degli impianti, le soluzioni per la salvaguardia dell’ambiente e della salute si possono e si devono trovare mantenendo la produzione e il lavoro”.