Ius soli, CasaPound Italia: pronti a scendere in piazza se passa linea Kyenge

9 05 2013

Roma, 9 mag – “Il ritorno alla carica sulla questione dello ius soli da parte del ministro Kyenge, dopo il pressing di Riccardi nel precedente governo, dimostra ancora una volta che le istanze cosmopolite tipiche dell’estrema sinistra trovano un terreno particolarmente fertile nei periodi di commissariamento della politica ad opera dell’alta finanza”. Lo afferma in una nota CasaPound Italia, intervenendo sulla proposta del ministro dell’Integrazione di cambiare le leggi che regolano la concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati. “Cpi – continua la nota – è assolutamente contraria all’introduzione dello ius soli e promette manifestazioni a oltranza qualora la proposta trovasse un concreto sbocco legislativo. Solo chi, per interesse o fanatismo ideologico, è favorevole alla disintegrazione delle identità e all’avanzata del più triviale individualismo può salutare con gioia le modifiche auspicate dal ministro Kyenge. Lo ius soli non ha nulla di ‘ovvio’, a differenza di quanto sostiene la propaganda progressista e confessionale, e infatti è tipico delle ex colonie e dei paesi fondati su forti ondate immigratorie, mentre in Europa e praticamente in tutto il resto del mondo nessuno si sogna di considerare la nazionalità come una t-shirt che si può scegliere e cambiare a piacimento. Viceversa – continua CasaPound – lo ius sanguinis non è quel retaggio medievale che ci vogliono far credere ma una semplice regola di buon senso che basa la società sulla continuità, sulla filiazione, sul legame tra le generazioni. Dietro le buone intenzioni umanitarie, inoltre, si nasconde un razzismo strisciante, se è vero che i fan dello ius soli non immaginano regalo migliore da fare agli immigrati che ‘innalzarli’ al nostro livello, come se la concessione della cittadinanza fosse un premio da concedere a chi ha avuto la ‘sfortuna’ di non nascere italiano. La presunta ovvietà dello ius soli viene del resto meno se la immaginiamo al contrario: è evidente a tutti che il figlio di un imprenditore italiano trasferitosi in Cina non diventa, per questa contingenza, un cinese”. CasaPound conclude affermando che “sarebbe beffardamente ironico se questa riforma devastante passasse per volontà di un governo voluto e sostenuto da quel Pdl sempre pronto a cavalcare certe tematiche in chiave elettorale, anche beceramente, per poi sistematicamente dimenticarsene nel Palazzo”.

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