31/01: mercato di Marlia

31 01 2013

marlia





“Il mio amico Pound ha ragione”

31 01 2013

«“Ma qvesto”,

disse il Duce, “è divertente”

afferrando il punto prima degli esteti».

 

L’incipit del canto 41 in cui Ezra Pound rievoca il suo incontro con Benito Mussolini (the Boss, nella versione originale) avvenuto esattamente 80 anni fa costituisce da sempre un vero rompicapo per gli storici e i letterati. Se la “v” in “qvesto” sembra alludere in parte alla romanità e in parte al marcato accento romagnolo di Mussolini (un particolare, quest’ultimo, che viene sottolineato proprio per segnare ulteriormente la natura popolare e popolana del capo del fascismo e la conseguente distanza tra lui e “gli esteti”), il giudizio si riferisce, come noto, alla lettura, da parte del Duce, dei primi 30 Cantos. Ma facciamo un passo indietro.

Informazioni di prima mano su Mussolini, al di là di ciò che il poeta leggeva nei giornali e vedeva per le strade, Pound le aveva avute da Olga Rudge, che già nel 1923 aveva suonato il violino per il leader fascista, riportandone un’opinione lusinghiera: il Capo di Stato appariva alla musicista americana come un uomo politico illuminato, amante dell’arte, che sapeva a sua volta suonare il violino e sembrava molto competente della materia per essere un profano. Tali racconti dovevano aver fatto grande presa su Pound, che da sempre auspicava una politica più attenta al mondo dell’arte e della cultura. Nei primi anni Trenta il poeta, come detto in precedenza, cominciò a muoversi per cercare di incontrare Mussolini. Anni dopo cercherà di fare altrettanto con Roosvelt, senza riuscirci. Con Mussolini dovette insistere un bel po’, ma alla fine lo incontrò (ulteriore conferma, ai suoi occhi, della superiorità dell’Italia fascista sull’America democratica), precisamente il 30 gennaio 1933, alle 17.30.

Il poeta portò a Mussolini una copia dei canti 1-30. Il Duce li sfogliò, lesse per un po’, poi esclamò: «È divertente». Il commento appare a prima vista naif, superficiale, quasi irridente. Tale, almeno, è sembrato negli anni ai soloni della cultura. Non così all’autore dei Cantos, che proprio a questo episodio dedicherà l’incipit del canto 41 che abbiamo già visto precedentemente. Come spiegare l’entusiasmo di Pound? I più propendono per l’accecamento puro e semplice del poeta di fronte al suo eroe, ma forse che le cose stanno diversamente. Secondo Tim Redman, infatti, Mussolini era rimasto colpito da un passaggio in cui un personaggio dei Cantos parla in dialetto e aveva chiesto di cosa si trattasse. Dopo la spiegazione, il Duce si mise a ridere e disse che la cosa era divertente. Pound rimase folgorato e il perché ce lo ha spiegato di recente la figlia Mary: «Solo pochi giorni prima Joyce si era lamentato con mio padre perché nessuno gli aveva detto che l’Ulysses era divertente. Bisogna conoscere i retroscena». Antonio Pantano, invece, ha ricondotto il divertimento di Mussolini alla comprensione del metodo poundiano per eliminare le imposte, tassando direttamente il denaro con il ben noto meccanismo della moneta prescrittibile. Eliminare le tasse: quale governante non riterrebbe questo “divertente”?

Nello stesso incontro, comunque, pare che Mussolini e Pound abbiano discusso di cultura cinese e del concetto confuciano del “mettere ordine nelle parole” per mettere ordine nelle idee. Al che Mussolini, evidentemente molto ben ispirato, quel giorno, chiese al poeta perché mai volesse mettere ordine nelle sue idee, confermando a Pound l’impressione di stare parlando con un uomo geniale. Idea che molti commentatori hanno giudicato ingenua, anche se uno studioso non certo fascisteggiante come Hugh Kenner ha potuto scrivere: «Nel 1933 sembrava possibile credere che Benito Mussolini comprendesse queste nozioni. Forse, in un certo senso, era così». Anche il fatto che Pound lo chiamasse “the Boss” (ma altre volte utilizzava nomignoli come “Mus” o “Ben” oppure, curiosamente, lo appellava “il toro”) non va trascurata: Pound, evidentemente, riconosceva nel capo del fascismo anche il proprio capo.

La convocazione dell’udienza venne appesa nello studio di Pound, mentre sulla carta da lettere finì la frase mussoliniana «la libertà è un dovere», liberty, a duty. Nel 1945, nei primi interrogatori con il comando militare americano, ricostruirà ancora una volta l’incontro con Mussolini, sbagliando la data ma aggiungendo ulteriori particolari: «Intorno al 1929, ho avuto un’udienza con Benito Mussolini che era a conoscenza del mio libro “Guido Cavalcanti” che gli avevo presentato l’anno prima. Lui pensava di discutere di quello, ma io invece gli ho sottoposto una serie di domande di argomento economico molto incalzanti». Altre richieste di colloquio finirono invece nel vuoto, spesso bloccate sul nascere dalla segreteria del Duce, decisamente poco a suo agio di fronte alla prosa creativa dei testi che il poeta continuava a inviare a Mussolini. Eppure il nome di Pound ricorre più di una volta in un testo centrale per la comprensione del pensiero del capo del fascismo: i Taccuini mussoliniani di Yvon De Begnac. Come noto si tratta della mole sterminata di appunti che il giovane giornalista conservò in occasione dei suoi colloqui con Mussolini avvenuti fra il 1934 e il 1943. Da questi taccuini avrebbe dovuto infine nascere una biografia del Duce che non vide mai la luce per le contingenze storiche, mentre gli appunti vennero in seguito pubblicati così come erano, con lunghi monologhi privi di domande sugli argomenti più disparati. E in tutto questo, come detto, compare più volte il nome di Pound. La citazione più importante recita, fra l’altro:

«Il mio amico Ezra Pound ha ragione. La rivoluzione è guerra all’usura. È guerra all’usura pubblica e all’usura privata. Demolisce le tattiche delle battaglie di borsa. Distrugge i parassitismi di base, sui quali i moderati costruiscono le loro fortezze. Insegna a consumare al modo giusto, secondo logica di tempo, quel che è possibile produrre. Reagisce alle altalene del tasso di sconto, che fanno la sventura di chi chiede per investire nell’industria, e aumenta il mondo del risparmio, riducendone il coraggio, contraendone la volontà di ascesa, incrementandone la sfiducia nell’oggi, che è più letale ancora della sfiducia nel domani. Allorché il mio amico Ezra Pound mi donò le sue “considerazioni” sull’usura, mi disse che il potere non è del danaro, o del danaro soltanto, ma dell’usura soltanto, del danaro che produce danaro, che produce soltanto danaro, che non salva nessuno di noi, che lancia noi deboli nel gorgo dalla cui corrente altro danaro verrà espresso, come supremo male del mondo. Aggiunse in quel suo italiano, gaelico e slanghistico, infarcito di arcaismi tratti da Dante e dai cronachisti del trecento, che il potere del danaro e tutti gli uomini di questo potere regnano su un mondo del quale hanno monetizzato il cervello e trasformato la coscienza in lenzuoli di banconote. Il danaro che produce danaro. La formula del mio amico Ezra Pound riassume la spaventosa condizione del nostro tempo. Il danaro non si consuma. Regge al contatto dell’umanità. Nulla cede delle proprie qualità deteriori. Contamina peggiorandoci in ragione della continua salita del suo corso tra i banchi e le grida della borsa nelle cui caverne l’umano viene, inesorabilmente, macinato. Il mio amico Pound ha le qualità del predicatore cui è nota la tempesta dell’anno mille, dell’anno “n volte mille” sempre alle porte della nostra casa di dannati all’autodistruzione. La lava del denaro, infuocata e onnivora, scende dalla montagna che il cielo ha lanciato contro di noi, mi ha detto il mio amico Pound; e nessuno, tra noi, si salverà. Il mio amico Pound ha continuato con voi, come mi avete detto, nella casa romana dello scrittore di cose navali Ubaldo degli Uberti, l’analisi di come il danaro produce soltanto danaro, e non beni che sollevino il nostro spirito dalla palude nella quale il suo potere ci ha immerso. Non è ossessione la sua. Nessun uomo saggio, se ancora ne esistono, ha elementi per dichiarare esito di pericolosa paranoia il suo vedere, tra i blocchi di palazzi di Wall Street e tra le stanze dei banchieri della City, le pareti indistruttibili dell’inferno di oggi. I Kahn, i Morgan, i Morgenthau, i Toeplitz di tutte le terre egli vede alla testa dell’armata dell’oro. Pound piange i morti che quell’esercito fece. E vorrebbe sottrarre a ogni pericolo tutti noi esposti alla furia del potere dell’oro. Con il vostro amico Pound ho parlato di quello che Peguy ha scritto contro il potere dell’oro. Conosce quasi a memoria quelle pagine. Ne recita brani interi, senza dimenticarne alcuna parola. Il suo francese risale agli anni parigini in cui la gente di New York, di Boston, emigrata a Parigi, pensava ancora che l’occidente fosse fra noi. Illusa, quella gente, che scegliendo Parigi, il potere dell’oro sarebbe andato per stracci, almeno per questi migranti della letteratura. È, quel francese di Pound, come un prodotto del passato, come una denuncia del troppo che stiamo dimenticando, tutti noi che corriamo il rischio, o che già lo abbiamo corso, di finire maciullati dal potere dell’oro».

Adriano Scianca

http://www.ideodromocasapound.org/?p=1232





Ditelo 29 gennaio 2013

30 01 2013




Foibe: io non scordo

30 01 2013

foibear





Elezioni: i tre candidati lucchesi di CasaPound Italia alla Camera presentano la lista

28 01 2013

Lucca, 28 Gennaio – È stata presentata oggi la lista dei candidati in Toscana di CasaPound Italia, per le elezioni politiche del 24 e 24 Febbraio, presso il comitato elettorale di Lucca, in Via Michele Rosi 63.

I candidati lucchesi sono Fabio Barsanti, 31 anni, laureato in Scienze Giuridiche, lavoratore precario; Simone Pellico, 31 anni, laureato in Giurisprudenza, patrocinante legale; Lorenzo Del Barga, 25 anni, laureando alla facoltà di Economia di Pisa.

Le parole d’ordine del movimento sono: Stato sociale, primato della politica sulla finanza, lotta alle politiche del Governo Monti appoggiate da PD e PDL, rilancio del comparto produttivo nazionale, interruzione dei finanziamenti pubblici alla politica.

 “CasaPound Italia – dichiarano i candidati in una nota – è l’unica reale novità nella politica italiana degli ultimi 5 anni. Siamo un movimento autofinanziato, che compie attività quotidianamente in campo politico, sociale, culturale, sportivo.

Il nostro programma elettorale non è moderato. Al contrario mira ad una rivoluzione copernicana che rimetta lo Stato e la politica al centro del sistema, e non come satelliti della finanza. Siamo i primi ad essere scesi in piazza contro il Governo Monti, e siamo l’unico movimento che non è a libro paga di nessuno, che non ha padrini o padroni, ma si regge sulla sola forza delle persone che lo compongono.”

“La politica che intendiamo è quella che attuiamo quotidianamente: una politica del fare, del dare, intesa come volontariato e vocazione, contro la corruzione dilagante che investe tutti i Partiti, il loro spreco di denaro pubblico, la loro insolente opulenza davanti al collasso della società italiana.

Lo Stato deve riprendere il controllo di tutti i settori strategici, comprese le banche, che devono essere nazionalizzate e votate all’interesse pubblico, per impedire che succedano casi come Monte dei Paschi di Siena, totalmente distrutta dalle ingerenze della sinistra ‘democratica’, dal PCI al PD.”

 “La nostra lista – conclude la nota –  è la più giovane in Toscana, la più credibile, e vogliamo rifare innamorare della politica i cittadini che ormai non votano più, perché “tanto non cambia niente”. Cambiare si può, il cambiamento è CasaPound Italia”.

Il programma completo di CasaPound Italia è consultabile su:
issuu.com/di_stefano/docs/unanazione

facebook.com/votacasapoundinToscana





L’unico voto utile!

28 01 2013

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Casapound Italia, tre lucchesi in corsa per la Camera

28 01 2013

 

 

 

Con Casapound Italia la rivoluzione di destra è pronta a sbarcare in Parlamento. Per la prima volta dalla sua nascita nel 2008, infatti, l’associazione culturale si presenta alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio con una propria lista. Fatta di giovani (la media di età dei candidati per la Camera è di 27 anni), impegnati praticamente dall’inizio nell’attività politica sul territorio e di tanti lucchesi. Tre, infatti, i rappresentanti della nostra città nella lista toscana per la Camera: Fabio Barsanti, coordinatore regionale del movimento, 31 anni, laureato in scienza giuridiche e “oscillante – dice – fra il precariato e la disoccupazione”; il coetaneo Simone Pellico, responsabile provinciale di Casapound Lucca, dipendente in uno studio legale e Lorenzo Del Barga, 25 anni appena compiuti, laureando in marketing, responsabile della sezione lucchese del gruppo di protezione civile La Salamandra.

“La nostra attività – spiega Barsanti, un passato da candidato indipendente al Consiglio comunale di Lucca nelle liste del Pdl – spazia su tutto il territorio nazionale dal 2008 dal sociale al culturale allo strettamente politico e conta su una forte base militante in termini volontaristici. Ci presentiamo alle elezioni forti di un programma in 18 punti e di candidature in 14 collegi alla Camera e in 13 al Senato. Tutti candidati giovani in un momento che richiede alternative a cittadini ed elettori dopo momenti di grossa difficoltà nella gestione della cosa pubblica e di scandali in serie. Un’alternativa, la nostra, pulita, giovane, ma ben salda per una protesta politica e non antipolitica dopo un periodo dominato da poltiche neoliberiste e a sovranità limitata. Per Lucca, in particolare, sono stati scelti tre esponenti che fanno parte del movimento dalla sua fondazione, che hanno esperienze specifiche sulle tematiche territoriali e tante idee anche per il territorio di Lucca. I dieci punti del programma attuale sono legati in particolare alla crisi e a una visione etica, sociale e nazionale”. 
“Siamo noi – aggiunge Simone Pellico – l’unica reale novità politica dell’ultimo lustro. Non esiste un altro movimento come il nostro, autofinanziato, senza legami con i poteri forti e senza padrini. Un movimento di giovani preparati che rischiano per le proprie idee. Il nostro programma non è, però, un programma moderato come non è moderato il nostro modo di protestare in un mondo in cui nessuno è mai responsabile di nulla. Non accettiamo, per esempio, che sul caso Mps Bersani e il Pd si lavino le mani dalle proprie forti responsabilità. E il segretario del Pd non deve, in questo senso, rispondere al Pdl o ad altri partiti ma a tutto il popolo italiano. Noi vogliamo invece portare la politica al centro del sistema statale e subordinarvi l’economia e la finanza. In questi anni la democrazia è stata usata e strumentalizzata e in qualche modo sospeda per gli umori del mercato. Si dice tanto che il governo Monti ha sbagliato e si punta il dito solo sulle sue responsabilità, ma non su coloro che hanno votato ed avallato i suoi provvedimenti. Gli stessi che dopo le elezioni vogliono tornare a fare un accordo e che nelle proprie liste presentano il peggio della storia politica del paese”. Una critica anche ai giovani che scendono in politica: “I giovani in politica – dice – sono i primi traditori della loro generazione. Sono dei corpi senza sangue, mentre noi combattiamo per le nostre idee e siamo l’unico movimento credibile per quello che costruiamo tutti i giorni dell’anno, non come i grillini, che sono nati ieri e moriranno domani”. 
Parte così la campagna elettorale di Casapound Italia a Lucca, per cui non mancheranno iniziative eclatanti: “Noi uniamo – spiega Barsanti – in perfetto stile futurista la forma artistica alla comunicazione, anche politica. Presenteremo le nostre idee appoggiandoci alle nostre sette sezioni provinciali e ai dieci nuclei totali in Toscana, battendo il territorio in maniera capillare. Parlando dei problemi occupazionale, chiedendo gestioni trasparanti nella politica e nell’economia”. “E anche se non vorranno riconoscerci i nostri spazi – aggiunge Pellico – visto che non abbiamo né amici, né padrini, né padroni, ce lo prenderemo in qualche modo, con la bellezza del nostro agire politico. E se necessario lo faremo anche in maniera eclatante. Ricordando che quello per noi è l’unico vero voto utile perché siamo propositivi e perché non è più il tempo di andare a votare per scegliere il male minore. E anche un’alternativa all’astensionismo delle tante persone disamorate dalla politica”. 
Il candidato premier di Casapound Italia, capolista alla Camera in tutte le circoscrizioni, sarà Simone Di Stefano. Gli eventuali rimborsi elettorali che arriveranno nelle casse del movimento, affermano i rappresentanti lucchesi, saranno rigorosamente destinati al sociale.

Enrico Pace

conferenza

http://www.luccaindiretta.it/2011-08-07-02-51-05/item/4883-casapound-italia-tre-lucchesi-in-lista-per-una-rivoluzione-di-destra.html