Caso marò: Di Stefano illustra alla Camera la perizia che scagiona i militari italiani

16 04 2012

Caso marò: Di Stefano illustra alla Camera la perizia che scagiona i militari italiani

Roma, 16 aprile – E’ stata al centro di un convegno alla Camera, nella Sala delle Colonne di Palazzo Marini, l’analisi balistica realizzata dall’ingegnere Luigi Di Stefano, che dimostra, dati alla mano, l’innocenza dei due fucilieri del Reggimento San Marco imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie e ancora agli arresti in India con l’accusa di aver ucciso i due pescatori Valentine Jalstine e Ajesh Pinki. Di Stefano, noto tra l’altro per essere stato l’estensore della perizia sul disastro aereo di Ustica, ha illustrato punto per punto la perizia da lui sviluppata per stabilire il calibro dei colpi sparati e il tipo d’arma da cui i colpi sarebbero partiti smontando, passaggio dopo passaggio, le ‘’prove inoppugnabili’’ che l’India sostiene di avere messo insieme nei confronti di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e dimostrando che di fatto i militari italiani sono ‘’sequestrati dallo Stato Indiano’’. Nel documento Di Stefano ha anche analizzato la scena dell’evento dove hanno trovato la morte i due indiani imbarcati sul peschereccio, mediante analisi tridimensionale delle traiettorie; compatibilità dei punti nave, delle rotte e loro compatibilità e congruenza temporale. Alla luce di quanto emerso, l’esperto è arrivato a ipotizzare che il St. Antony potrebbe essere stato mitragliato per aver sconfinato in acque dello Sri Lanka.

Sono due, infatti, le novità principali che emergono dalla perizia. Sul fronte della balistica, Di Stefano ha dimostrato che il calibro del proiettile usato è incompatibile con le armi in dotazione ai nostri militari e ha individuato chi nella zona utilizza la cartuccia 7,62x54R: ‘’Si tratta appunto – ha spiegato – dei barchini ‘Arrows Boat’ della Guardia costiera dello Sri Lanka’’, paese che con l’India, ha sottolineato l’esperto, ‘’si contende le zone di pesca’’. Inoltre, ‘’dall’analisi del contesto, viene fuori che i tempi di rientro del St. Antony nel porto di Neekandara sono completamente sballati, sia per la posizione indicata dal capitano Freddy Bosco sia per la posizione indicata dalla Guardia Costiera indiana: mancano all’appello infatti circa 4 ore’’. Insomma, ha sottolineato Di Stefano, ‘’prende sempre più corpo l’ipotesi che il St. Antony sia stato mitragliato perchè sconfinato in acque dello Sri Lanka’’. Quanto alla Enrica Lexie, a bordo della quale si trovavano i due militari italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, la perizia ha dimostrato che ‘’nel momento in cui il peschereccio St. Antony è stato colpito la petroliera italiana si trovava 27 miglia più a nord’’. Per questo, conclude Di Stefano, ‘’gli autori dell’omicidio dei due pescatori vanno ricercati altrove, piuttosto che nel personale imbarcato sulla Enrica Lexie. E credo di poter dire che esaminando i tracciati radar non potranno venire che nuove conferme’’.

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