Non saremo il lavacro delle vostre coscienze

13 01 2012

di Andrea Antonini

Ciò che accade in questi giorni ha dell’incredibile.

In giorni in cui lo spettro del fallimento di Stato è usato come spauracchio per depredare una Nazione non più sovrana, certa stampa nazionale non trova null’altro da fare che monitorare costantemente il profilo Facebook, leggibile peraltro dai soli amici, di Gianluca Iannone, al fine di scovare la prova in grado di spogliare il re. I guardoni dello spirito aprono le danze e le iene si avvicinano.

Ecco quindi che una infelice battuta, forse non sufficientemente gonfia di quella ipocrisia venduta oramai un tanto al chilo, diventa la prova. La prova dell’odio covato, la prova della costante incitazione alla violenza, la prova che all’interno di una comunità che conta migliaia di militanti in tutta Italia, si annida il pericoloso germe dell’eversione.

Non si è scovata traccia di pubblica contrizione nei confronti del recente lutto subito dalla famiglia Saviotti nelle dichiarazioni del movimento, nemmeno dopo il circo mediatico scatenato da decine di dichiarazioni di sdegno e non sarebbe potuto essere altrimenti: noi la vostra ipocrisia non la subiamo.

Saviotti è certamente stato un pubblico ministero ligio al dovere, irreprensibile, incorruttibile, un fedele servitore dello Stato, noi non intendiamo discuterlo, ma è e resta colui che ha tenuto uno studente universitario di buona famiglia, incensurato e ventitreenne, in carcere per 28 giorni con l’accusa di rissa e lesioni aggravate. Unico caso in Italia. Nessuna flagranza, nessuna prova dell’aggressione, ma Alberto resta in carcere per 28 giorni, mentre il famigerato “pelliccia” – ricordate quel ragazzo fotografato nell’atto di lanciare un estintore contro la polizia il 15 ottobre dell’anno appena trascorso, durante la giornata nella quale la Capitale fu devastata? – di giorni a Regina Coeli se ne fa 23.

E’ e resta colui che, dinnanzi ad un attacco subito in mondovisione da una quarantina di ragazzi del Blocco Studentesco durante le proteste studentesche del 2010, ne indaga 21. Gli aggressori, arrivati in un corteo composto da centinaia di esponenti di centri sociali e collettivi vari da via Ostiense – si tratta di parecchi chilometri – tra-vestiti ed armati di tutto punto, di indagati ne conteranno 16.

Troppo poco per provare risentimento? Forse si, per tutti coloro che non hanno dovuto confrontarsi con famiglie distrutte dalla paura e dal dolore nel vedere i propri figli sbattuti in prima pagina durante arresti in tutto simili a quelli effettuati ai danni di pericolosi boss siciliani, napoletani o calabresi.

No per chi quell’esperienza, quel confronto, l’ha dovuto affrontare. Per questo non avrete mai la nostra pubblica ammenda, ma solo il nostro dito puntato.

Un dito puntato verso i Lorenzo Cesa, condannato in primo grado a 3 anni e 3 mesi di reclusione per un giro di tangenti, dal 1986 al 1993, su appalti truccati per 750 miliardi di lire e quantificabile in 35 miliardi di lire.

Un dito puntato verso le Polverini, la quale nel corso di un vero e proprio blitz di Natale – erano le ore 2.35 quando il provvedimento veniva approvato nella finanziaria 2012 della Regione Lazio – assiste alla estensione del vitalizio, dai 50 anni, ai 14 assessori esterni della sua Giunta – 3 mila euro netti al mese per tutta una vita ed una sola legislatura.

Un dito puntato verso gli Alemanno, che nel corso dei primi due anni di mandato permette l’arruolamento di 850 persone nella municipalizzata e disastrata ATAC – parenti, amici, segretarie, fidanzate, amanti e cubiste di esponenti del PdL e non solo – e 954 nella municipalizzata AMA, con i medesimi criteri di merito della prima.

Un dito puntato verso i Niki Vendola, colpevole di aver abbandonato l’anziana coppia dei De Salvo, suicidi insieme dopo una vita insieme per non aver ricevuto un alloggio popolare, al termine di una vicenda che ha commosso l’Italia e lasciato indifferenti tutte le democratiche istituzioni, mentre 57 tirocinanti venivano pagati dalla ASL di Bari per riparare mobili antichi.

Un dito puntato contro i Veltroni, che dopo 34 anni approva, a ridosso delle elezioni, il piano regolatore della capitale – tutta la stampa, nemica e non, lo definirà una maxi elargizione ai soliti costruttori – e, nella città dove trentamila famiglie vivono sotto sfratto, non individua un metro quadrato per l’edilizia popolare.

Un dito puntato verso tutti coloro che vomitano il proprio disprezzo per coprire le proprie nefandezze: ai Peciola, che guidò l’attacco agli studenti a piazza Navona, ai Santilli – ma chi è? – che definisce Casapound un cancro per Roma, agli Zingaretti, che definisce una battuta infelice con i termini di “vomitevole e indegna della razza umana”.

No signori miei, non siamo noi il cancro d’Italia, non vi servirà strillare più forte per coprire il rumore della vostra banda del buco.

Non distoglierete mai la nostra attenzione dai vostri Bersani, Baccini, Di Pietro e da tutti coloro che si presentano in Parlamento una volta su tre, nella migliore delle ipotesi – c’è anche chi si è presentato una volta su 100 –, aspettando il proprio mensile compenso di 12.000 euro al mese e 4.000 per i propri portaborse.

Non vi servirà strillare, perché noi lo sappiamo che lo fate a comando: non vi siete scandalizzati per i cori inneggianti 10,100,1000 stragi di Acca Larentia, non lo avete fatto davanti alle vergognose esternazioni sulla morte di Taricone – eppure in quel caso non ricordo indagini della polizia postale per accertare responsabilità ed identità; non sarà che questa magistratura che oggi vuole “colpire con durezza” una esternazione privata è, a volte un po’ distratta? – né su quella di Tremaglia.

Io lo capisco che è brutto avere a che fare con gente che di continuo denuncia quanto sporca sia la vostra vita, ma non pensate di cavarvela facendo apparire la nostra come oscura e terribile: noi per fare ciò che facciamo mettiamo quotidianamente le mani nelle nostre tasche spesso vuote, voi per continuare a pagare l’aragosta 5 euro, ci togliete anche il futuro.

Non vi servirà questo livore per isolarci dalle Istituzioni. Noi le istituzioni che perseguitano, puniscono senza condanne, depredano, svendono sé stesse e gli altri alla tavola del miglior offerente, non vogliamo frequentarle.

Noi vogliamo stare dalla parte del Popolo, quello che trema per il futuro, quello che si sacrifica affinchè voi possiate godere dei vostri lauti vitalizi, quello che si suicida perché Equitalia pignora la sua casa mentre le vostre principesce dimore vengono pagate con soldini di rame, quello che soffre affinchè voi possiate piazzare le vostre mignotte, quello a cui noi chiederemo il democratico consenso a cacciarvi una volta per tutte.

Dimenticavo: non vi servirà attaccare il nostro presidente nella speranza che qualcuno ne prenda le distanze. Spero abbiate capito da quanto detto prima che non siamo come voi: nel bene o nel male noi siamo un corpo solo, un’anima – ricordate il termine? – ed un cuore tanto grande da non potere essere spento.

http://www.ideodromocasapound.org

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