8 anni di CASAPOUND

26 12 2011

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Etica Romana

20 12 2011





La destra in cortocircuito sui fieri ragazzi di Dakar – Intervista a Buttafuoco

15 12 2011

dal CORRIERE FIORENTINO, 15/12/2011

Pietrangelo Buttafuoco, scrittore, come si spiega questa tragedia?

«Partiamo da un dato di carne e sangue, e confrontiamoci con le storie degli uomini ammazzati; senegalesi che attraversano il buio e il mare per arrivare in Italia. Ne parlo anche in “Cabaret Voltaire”; la loro eleganza e la loro fierezza sono quanto di meglio si possa immaginare nel nostro orizzonte di occidentali stanchi, deprivati e perduti di qualsiasi identità. Quindi chissà cos’è successo nella testa di questo squinternato per scegliere proprio loro come bersaglio, con la loro nobilità e il loro senso dell’avventura; tutte cose che si possono trovare nei sogni e negli immaginari jungeriani ed evoliani. C’è un cortocircuito spaventoso. Fa gioco la criminalizzazione e sarebbe devastante privare questo mondo fatto di suggestioni e di simboli e ridurlo al rango di simili pazzie».

Quindi, secondo lei, la vicinanza a CasaPound non c’entra nulla.

«CasaPound è una cosa diversa rispetto alle stupidaggini dell’estremismo di destra; se c’è un marchio di identificazione della stupidità, nell’estrema destra ne trovi a bizzeffe. Ma CasaPound non ha il linguaggio nostalgico che invece i giornali vogliono darle. I politici d’accatto e i giornali sono più feroci nel perseguirli di quanto lo sia la stessa polizia. Pensiamo allo stesso simbolo della tartaruga: è creato apposta per non utilizzare un armamentario vecchio e ridicolo».

Ma in questi centri sociali non rischia di accendersi anche qualche fiammella d’odio?

«È ovvio che loro devono fare un’operazione di riflessione e ripensamento, come diceva anche Alessandro Giuli, ma non c’è nessuna connessione fra questa storia orrenda e CasaPound; qualsiasi loro sede è aperta a chiunque voglia entrare. A Roma nelle loro cantine trovi batterie e amplificatori con cui suonano, fanno musica e canzoni. Prendiamo anche i manifesti: la grafica ha un linguaggio che non rientra nei canoni di una volta».

Il razzismo non abita a CasaPound insomma.

«Se ci sono fosse solo l’ombra o un cenno di razzismo io non ci metterei mai piede. E invece ce lo metto volentieri: è l’unica realtà di destra che non corrisponde ai clichè idioti di razzismo e cecità ideologica cui volentieri si offrono le altre mille sigle della galassia dell’estrema destra. CasaPound ha cercato sempre di utilizzare un linguaggio, un cifrario e uno stile che non corrispondono al nostalgismo. Le loro espressioni tipicamente giovanili — di ragazzi stiamo parlando — sono concentrate nella musica, nelle aggregazioni e nell’attività di solidarietà. C’è una criminalizzazione nei confronti di CasaPound che viene da lontano, perché la sua assenza di nostalgia diventa un motivo accattivante presso l’opinione pubblica. E questo a qualche giornale non piace».

Buttafuoco, non vedrà mica un complotto dei giornali?

«Non si tratta di complotto: è un riflesso condizionato, è Pavlov con la scodella per il cane. È accanimento nei confronti di CasaPound, che non corrisponde alle solite caricature. E non c’è niente di peggio del neofascismo idiota e caricaturale di tutti quelli che straparlano senza avere senso del reale e che non vivono in contemporaneità con il proprio tempo. Faccio un esempio: qualche tempo fa c’è a Roma c’è stata una manifestazione dei black bloc e nelle redazioni era circolata ad arte la voce che dietro di loro ci fossero militanti di CasaPound mimetizzati; se fosse stata vera sarebbe successo l’inferno. Ma CasaPound è una struttura aperta, tantissimi ospiti di sinistra sono intervenuti a presentare libri, dalla Concia a Sansonetti. Ed è meschino il calcolo di qualche consigliere comunale del Pd che pensa che CasaPound sia una fabbrica di mostri. Andassero a vederla».

Ma davvero secondo lei l’azione di Casseri non ha motivazioni politiche?

«È ovvio che questo squinternato pescasse dentro i propri incubi. È materia pericolosa. Qualsiasi libro diventa incendiario, anche Breivik citava la Bibbia, ma non per questo la Bibbia merita di essere trascinata nella sua follia. Ripeto, dal dopoguerra a oggi c’è stato un processo di mostrificazione della destra. Faccio un esempio schifoso: quando a Roma arrestarono un coordinatore di circolo del Pd nessuno volle — giustamente — accusare il Pd in quella vicenda orrenda. Fosse stato del Pdl avrebbero fatto una puntata in tv sul corpo delle donne nell’era di Berlusconi. La destra in Italia ha fragilità di linguaggio e handicap che agevolano la mostrificazione. E io non mi stanco mai di dire ai ragazzi di CasaPound che se devono trovare un ideale che corrisponde alle loro letture, lo cerchino più volentieri in Oriente, nell’Induismo o nell’Islam che altrove».

David Allegranti
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CasaPound a confronto con la comunità cinese

14 12 2011





Firenze: CasaPound Italia, disponibilità comunità senegalese a incontro va nel senso del superamento dell’odio

14 12 2011

Firenze, 14 dicembre  – ”La disponibilità di Pape Diaw, portavoce della comunità senegalese di Firenze, a incontrare me e gli esponenti locali e nazionali di CasaPound Italia va sicuramente nel senso di un superamento dell’odio, quindi va valutato in modo positivo. Ci sembra tuttavia pesantemente contraddittorio e incomprensibile il fatto di voler partecipare a un incontro ma di anticiparne nello stesso tempo le conclusioni, invocando una immotivata chiusura di Cpi”. Lo afferma Saverio Di Giulio, responsabile provinciale di CasaPound Italia Firenze.

”Come si fa – sottolinea Di Giulio – a voler incontrare qualcuno chiedendone preventivamente l’esclusione dalla scena politica e culturale? Tanto più che il profilo di Gianluca Casseri che emerge dalle prime indagini sembra confermare l’ipotesi della tragedia della follia: abbiamo infatti a che fare con un uomo solo, circondato unicamente di tantissimi libri più che di materiale di propaganda politica, senza computer, senza telefono, gravemente depresso e affetto da una forma di diabete che lo costringeva a continue iniezioni di insulina. Insomma, è sempre più chiaro che la politica c’entra poco e nulla, in questa storia, mentre con essa hanno a che fare il disagio, la solitudine e la follia. Quanto alla scritta “CasaPound” che sarebbe stata tracciata sull’abitazione di Pape Diaw, vorrei rassicurarlo: scritte inneggianti a ogni movimento politico di destra o di sinistra compaiono in tantissimi palazzi, di Firenze e del resto d’Italia. Trasformarle in altrettanti “avvertimenti” sarebbe davvero impossibile, tanto più che è lo stesso portavoce della comunità senegalese di Firenze a precisare che la scritta starebbe lì da circa 15 giorni, ben prima, quindi, del folle gesto di Casseri. Di tutto questo, comunque, parleremo nell’incontro in cui avremo modo di confrontarci in modo franco, schietto ma, speriamo, sereno e costruttivo. Senza pregiudizi, da nessuna delle due parti”.





Firenze: CasaPound Italia, nel dna di Cpi non è contemplata xenofobia

13 12 2011

Roma, 13 dic.  – ”Nel dna di CasaPound Italia la xenofobia non è contemplata, così come non ha luogo di esistere la violenza discriminatoria, tanto che mai a nessuno di noi è stata contestata una qualche aggravante per motivi razziali, etnici o religiosi. Al contrario, abbiamo provveduto negli anni a sporgere querela contro centinaia di articoli di giornale, comunicati di partito e blog ogni qual volta ci hanno accusato di essere razzisti, omofobi, xenofobi o responsabili di atti di discriminazione violenta”. Lo afferma CasaPound Italia in una nota, ”diffidando chiunque dal mettere in relazione la tragedia della follia che ha provocato quattro morti oggi a Firenze con le attività politiche portate avanti dal movimento”. ‘

‘Sull’immigrazione – spiega Cpi – abbiamo una posizione precisa, razionale, che non apre il varco a fraintendimenti di sorta né a derive violente. Siamo contrari al fenomeno dell’immigrazione di massa, coltello che taglia da entrambi i lati, che sradica e umilia tanto l’ospite che l’ospitante, ma nello stesso tempo, come è nostro costume, lontani dall’idea di trovare facili capri espiatori, partiamo da un dato di realtà e cerchiamo sempre e comunque il confronto, anche con le comunità di immigrati”.

”D’altra parte – aggiunge Cpi – la stessa sede centrale di CasaPound Italia è in piena ‘Chinatown’ romana, e questo non ha mai provocato problemi di alcun genere. Anzi, proprio con la comunità cinese della Capitale il 19 dicembre abbiamo in programma un incontro pubblico per confrontarci su come si possa collaborare per rendere maggiormente vivibile il quartiere che ci ospita, l’Esquilino. Questo è lo stile di CasaPound Italia, uno stile che talvolta ci ha anche alienato qualche simpatia nel mondo della destra radicale, ma che rivendichiamo con orgoglio, consapevolezza e nessun rimpianto o nostalgia”





Il programma di Casapound Italia

9 12 2011